Una speciale “Agorà” dove far confluire idee, progetti e risorse umane. Il 7 giugno 1994, sotto il nome di Umaniter, nascevano “I corsi dell’Umanitaria”, un esperimento sociale che in pochi anni, con l’apertura delle sedi di Milano e Napoli, ed il riconoscimento della Fondazione Humaniter come persona giuridica, ha riscosso un successo strepitoso.

Questo libro celebra le tappe più significative di un’esperienza unica, raccontando i traguardi raggiunti grazie alla partecipazione di un gruppo eccezionale di oltre cinquecento volontari, che hanno lavorato per rendere l’Humaniter un centro valido aperto a tutti, con un servizio dove si uniscono apprendimento, aggregazione sociale e interventi sul territorio. Non solo corsi per il tempo libero: ma stimolo di cambiamento e risorsa di innovazione per una vita più degna (davvero humaniter).

Mentre in copertina le due prestigiose sedi dell’Humaniter (il palazzo di piazza Vanvitelli e i chiostri rinascimentali dell’Umanitaria) fanno da cornice all’ingresso di volontari e iscritti negli spazi di questo Centro di socialità e cultura per il tempo libero, all’interno del libro si susseguono interventi istituzionali, ricordi di consiglieri e docenti illustri, e tante testimonianze di chi continua a fare parte di questo straordinario vivaio sociale.

Un dialogo continuo di esperienze di vita e interventi sul territorio, che anima Milano e Napoli, ogni giorno di più.

LA SCHEDA
Dieci anni in HUMANITER
A cura di Massimo della Campa
Testi di: Massimo della Campa, Ettore A. Albertoni, Galileo Lucchini, Arturo Colombo,
Franca Magnoni, Maria Luisa Zazzara, Roberto Melogli, Francesco Licchiello,
Renato de Falco, Claudio A. Colombo, e uno scritto di Riccardo Bauer.
Pagine: 80, foto in bianco e nero, copertina a colori
Editore: RaccoltoEdizioni
Prezzo: € 8,00.


L'introduzione, di Massimo della Campa
      presidente Fondazione Humaniter
La presentazione di Ettore A. Albertoni
      Assessore alle Culture, Identità e Autonomie
      della Regione Lombardia
I Soci raccontano


indietro      Introduzione, di Massimo della Campa

Ho sempre tenuto presente il fatto che l’Umanitaria – particolarmente attenta ai mutamenti della società – dovesse rinnovare costantemente il proprio impegno sociale restando peraltro fedele alla propria tradizione centenaria ed allo spirito delle origini.

Osservatorio culturale e laboratorio sociale, fin dalle origini l’Umanitaria è stato un punto di incontro, di confronto, di dialettica. Proprio per rinnovare quel modello, avevo a lungo studiato il modo di collegare ed associare spirito di solidarietà e problemi del volontariato con il tempo libero in costante crescita a causa del felice prolungarsi della vita media attiva che, se da un lato può costituire un problema, dall’altro affranca energie, competenze, esperienze, saggezza e professionalità non più utilizzate (tesori sprecati).

Ne venne fuori il disegno di strutturare un luogo di incontro e di riferimento dove realizzare corsi e attività per il tempo libero, nei quali ciascuno potesse completare o porre a profitto le proprie conoscenze ed esperienze – con ruoli intercambiabili e senza apprezzabile differenza, quindi, fra docenti e discenti – ed, ancora, poter trovare nuovi amici e socializzare. Insomma, la creazione di un gran vivaio anche per interventi sul territorio a favore di bisognosi di aiuto: nuove solidarietà attive. Una speciale “Agorà” dove far confluire idee, progetti e risorse umane.

Sorse così - nel 1994, compiuto il primo centenario dell’Umanitaria – l’Umaniter, organizzata con Franco Bozzi che ne è stato il primo animatore: un modello che univa apprendimento, aggregazione sociale e possibilità di interventi sociali, che ebbe subito successo: godere, e vivere una vita migliore come si conviene alle persone (humaniter, appunto). Aggiungendo una lettera iniziale all’originaria denominazione, si potette quindi, dalle costole della Società Umanitaria, far nascere il 4 aprile 1996 l’omonima fondazione che ha per «scopo di creare ovunque centri operativi di volontariato [che operino] nel triplice segno della diffusione della cultura, della solidarietà e dei valori umani». Non solo, pertanto, corsi per il tempo libero; ma stimolo di cambiamento e risorsa di innovazione.

È mia profonda convinzione che la società civile sia in Italia meno esigua di quanto comunemente si crede e che essa possa e debba fare di più. Molto di più. D’altra parte, i fatti dimostrano che in questo campo e in quello del volontariato non v’è divisione territoriale che tenga: ci sono straordinarie persone, comuni e piuttosto fuori dal comune, delle quali tener conto. Ad esse ci siamo rivolti a Milano e poi, forse con maggior successo, anche a Napoli: una scelta felice.

L’Humaniter – peraltro fedele alle origini – è ora una realtà sotto gli occhi di tutti (un contenitore ideale): corsi per il tempo libero; possibilità di socializzare (teatro, gite, visite guidate e così via); interventi e iniziative sociali (ragazzi, e famiglie difficili; assistenza e difesa del consumatore, ed altro). Una forza che si autoalimenta e continuamente si trasforma e si rinnova. Essa per ora opera in due città, due capitali storiche della cultura europea, così diverse in apparenza e pur non dissimili. È da sperare di poter operare anche altrove; ma la mancanza di mezzi - abbinata alla assenza ed allo scetticismo di chi potrebbe – non induce all’ottimismo.

In verità, dieci anni fa non immaginavo che si dovesse ringraziare tanto. E tanti.

Questo decennale è l’occasione giusta per esprimere la mia gratitudine a chi ha consentito all’Humaniter di nascere, radicarsi, crescere ed ampliarsi: alle centinaia di persone - autentica forza dell’Humaniter - che, volontariamente, a Milano e Napoli si danno da fare, insegnando, imparando e lavorando negli uffici, donando inoltre la loro esperienza, e il loro tempo, pronti ad attivarsi per un corso, uno spettacolo, una iniziativa sociale; per una vita più degna, con abnegazione, disinteresse e professionalità.

Ed ancora grazie: al Consiglio direttivo dell’Umanitaria (che ha ritenuto la scelta, in un contesto non facile, della sede napoletana «prioritaria e strategica»), ad Arturo Colombo (che tenne il 7 giugno 1994 la prolusione iniziale), agli animatori ed alle animatrici delle due sedi (Franco Bozzi, Piero Malatesta, Maria Luisa Zazzara, Franca Magnoni), agli amici napoletani (Titti Marrone, Renato de Falco, Rocco Gialanella e l’indimenticabile Max Vajro) e tanti altri.

Questo libro è dedicato a loro.



indietro      Presentazione, di Ettore A. Albertoni

Questo volume, dedicato ai primi dieci anni di vita di “Humaniter”, la Fondazione presieduta da Massimo della Campa, è la testimonianza significativa di quell’imperativo della conoscenza storica ed al tempo stesso di quel “coraggio di cambiare” che hanno sempre contraddistinto l’attività della Società Umanitaria.

Come scriveva l’indimenticabile Maestro ed amico Riccardo Bauer «il nostro è un cantiere in cui si lavora con spirito aperto alle esigenze nuove di una civiltà in cammino verso l’affermazione di una più alta dignità umana... A questo scopo non dobbiamo essere solo un centro di studio, ma anche un grande istituto sperimentale».

L’intendimento di “Humaniter” è stato proprio questo: dando attuazione alle parole di quell’educatore civile che fu Bauer, portare soprattutto gli adulti, ma anche i giovani, a utilizzare tutte le risorse offerte dal tempo libero, o meglio ancora dal “tempo liberato”, da dedicare alla cultura intesa come fattore di sviluppo morale e civile ma anche sociale ed educativo.
Il grande successo di partecipazione, a Milano come a Napoli, delle decine di attività, di incontri, organizzati e sviluppati con passione e spirito di servizio da un gruppo di volontari di ogni età all’insegna di un “tempo ritrovato”, è la dimostrazione migliore di quanto l’iniziativa di “Humaniter” abbia saputo incidere a livello comunitario, anche con interventi sul territorio, mobilitando un gran numero di energie.

Il mio auspicio è che il progetto “Humaniter” si estenda ad altri centri operativi, oltre che a Milano e Napoli, nell’ambito di quell’educazione che, per farsi “permanente” – come giustamente scrive Arturo Colombo – deve essere “continua” per crescere insieme in quel fecondo spirito di coesione sociale e identitaria che è la forza delle libertà nel pluralismo delle storie e delle differenze.

Ettore A. Albertoni
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie
della Regione Lombardia

 



indietro      I Soci raccontano

Nei dieci anni di attività della Fondazione Humaniter si sono avvicendate centinaia e centinaia di persone: e proprio a loro, il nucleo centrale di questa realtà in continua crescita, abbiamo chiesto di parlarci delle loro emozioni, della loro esperienza, di questa loro scelta: vivere e sentirsi humaniter.

Attraverso queste testimonianze, raccolte tra Milano e Napoli, si evince facilmente l'alto valore sociale di una realtà di aggregazione e fratellanza che incanta chi ha la fortuna di entrarvi in contatto. Per questo, leggendo questi ricordi e queste riflessioni, ci sembra che emerga un altro significato di Humaniter, fusione di due termini (HUMAN e ITER) che ben rappresentano il DNA di chi, ormai da dieci anni, ne fa parte: un itinerario di vita, metodico e puntuale (come la sua anima meneghina ), ma anche vulcanico e spensierato (come il suo spirito partenopeo).

Naturalmente, questo è un piccolo “assaggio”. Molte altre testimonianze sono state pubblicate nel libro, e altre ancora saranno inserite nei prossimi mesi. Chiunque voglia dire la sua, può farlo scrivendo alle segreteria delle due città, oppure usando questo indirizzo di posta elettronica: info@humaniter.org.

Humaniter c'est moi

Testimonianze raccolte da
Francesco Cimmino, Claudio A. Colombo, Fabrizio De Meo,
Mario Grossi, Chiara Pastore, Eliana Recanatini.
tratte dal volume "Dieci anni in Humaniter"

  Loredana Rosenthal (Milano)

“Mi iscrissi nel '94 perché conoscevo bene il direttore di quel tempo, Franco Bozzi, e altre amiche che seguivano il lavoro della segreteria. Trovai un ambiente unico: con i suoi 500 iscritti l'Humaniter era davvero una famiglia, dove si respirava aria di casa. Adesso, con le centinaia di iscritti, quel senso di familiarità si è un po' affievolito, ma rimane lo scopo, il valore di un centro che sa dare qualcosa di vero e genuino a tante persone che non sanno come scappare dalla solitudine. Ecco perché è facile collaborarvi anche da volontaria: l'Humaniter sa mantenere quello che altri promettono soltanto”.

  Gino Parrella (Napoli)

“La mia naturale predisposizione all'insegnamento, il minor numero di schemi rispetto a quello scolastico e la larga utenza dell'Humaniter, sono state le principali motivazioni che mi hanno spinto verso questa esperienza di docente. Sono sempre stato un fermo sostenitore dell'assoluta creatività del singolo, il quale spesso ignora le sue potenzialità, che potrebbe sfruttare e mettere al servizio del proprio tempo. La partecipazione e la disponibilità dei volontari, che ogni giorno affollano e vivono l'Humaniter, mi sembra la constatazione che basta poco per rendere felici sé stessi e gli altri”.

  Annamaria Testa Monti (Milano)

“Abito di fronte all'Humaniter che per me è diventata la seconda casa. Vi insegno da dieci anni e intendo proseguire questa attività fino a quando potrò. Prima di tutto perché ci sono molte iniziative che mi interessano, e poi perché la possibilità di continuare a insegnare, anche ora che sono in pensione, mi è molto cara. Io ho sempre insegnato al liceo ed ho avuto in classe ragazzi talvolta poco volonterosi e costretti ad eseguire compiti. Ora i miei scolari sono adulti liberi, consapevoli della loro scelta, pieni di curiosità e di stimoli ad imparare: che gioia insegnare così”.

  Anita e Ugo Limongi (Napoli)

“Sono passati più di sei anni da quando frequentiamo l'Humaniter, e dobbiamo convenire che essa ci ha dato tanto; ha riempito il tempo un po' vuoto con i suoi programmi culturali (c'è sempre qualcosa di nuovo da apprendere, c'è sempre qualcosa di antico da ricordare); ha allietato molte ore con i suoi convegni musicali, teatrali, associativi in cui tutti gli iscritti si sentono uniti, lieti di stare insieme e di aver trovato tanti nuovi amici. Ha apportato un soffio di allegria a tante persone che nella vita sono rimaste sole, ha aiutato, ad andare avanti con più fiducia in sé stessi. Per noi Humaniter è stata, ed è un così luminoso punto di riferimento, che invogliamo ad iscriversi tutti quelli che ci chiedono notizie su questa associazione, affinché anch'essi possano trarre i benefici che vi abbiamo trovato. Speriamo di continuare a frequentare ancora per molto, augurando a tutti i dirigenti e agli addetti che tanto tempo dedicano agli iscritti con gentilezza e cordialità, di trovare sempre tanta soddisfazione per il loro operato”.

  Nuccia De Molli (Milano)

“Ho conosciuto l'Humaniter su consiglio di una mia amica, docente già da alcuni anni. Presi contato con la segreteria, che trovai fin dall'inizio cordiale e affettuosa, iniziando il mio operato con grande entusiasmo. Tanto è vero che non sento nemmeno finire l'anno accademico: per me è un contatto continuo e ininterrotto (la quota d'iscrizione è solo una formalità). La cosa che apprezzo maggiormente della struttura è ritrovarmi, almeno una volta la settimana, come in una riunione di famiglia, a contatto con tanti amici. Il fatto di avere avuto sempre un ottimo rapporto con tutti, continua a darmi la carica e mi fa sperare di proseguire questo magnifico rapporto ancora per molto”.

  Ilaria Perrotta (Napoli)

“Ormai sono due anni che seguo i corsi della fondazione. È un'esperienza positiva che ti fa crescere e ti migliora. Ho avuto modo di conoscere tante persone carine, ho stretto amicizie importanti per la ma vita. Che chiedere di più? Seguo anche altri corsi, come quello di giornalismo e sono soddisfatta della scelta fatta. Se e quando posso indico anche ad altri amici di venire alla fondazione e molti si iscrivono presi dall'entusiasmo. È questa la grande forza dell'Humaniter: la simpatia. Continuate così”.

  Rita Ferraro (Napoli)

“Sono stata tra i primi iscritti dell'Humaniter. Curiosamente ho iniziato prima come discente, in compagnia di mio marito, poi ho deciso di passare al ruolo di docente grazie anche alla maggiore disponibilità di tempo. L'idea di questa interscambiabilità di ruoli fra docente e discente rappresenta una formidabile intuizione che sta alla base del successo dell'Humaniter. Ed è una forma di apprendimento continuo che rinfranca il corpo e lo spirito”.

  Giovanna Antonelli (Milano)

“Avevo sentito parlare dell'Umanitaria dai miei nonni. Qualche anno fa, un'amica mi consigliò di seguirne i corsi Humaniter; il programma e l'ambiente suscitarono il mio interesse, soprattutto la mia vena artistica rimasta sopita per anni a causa del lavoro. Per un paio d'anni ho seguito i corsi di decoupage e di lingue. Poi un giorno, anche per riempire i vuoti delle mie giornate, chiesi come potevo fare parte del gruppo di volontari della segreteria. Ricordo bene cosa mi risposero: “abbiamo bisogno di persone che sorridano e che collaborino”. Sono passati cinque anni e, grazie a questa esperienza, ho avuto molte soddisfazioni personali, e mi sono resa conto che forse, come volontaria, ho ricevuto anche di più di quello che ho dato: ho scoperto che con un gesto, una parola, un atteggiamento si può confortare e aiutare quelle persone (e non sono poche) che si rivolgono all'Humaniter non solo per imparare, ma per trovare un luogo dove sentirsi ancora vive, dove sentirsi parte di un gruppo, e trovare uno stimolo contro la solitudine e l'isolamento della questa società”.

  Sarà Gioachino (Napoli)

“Io credo che l'esistenza di un centro come l'Humaniter serva a fare i conti con la propria vita. lo, che ne sono entrato in contatto sin dalla sua fondazione, nel mio corso cerco di insegnare a vivere meglio di quanto si fa, facendo emergere risorse che molte volte sono in uno stato latente. Bisogna riscoprire il piacere di vivere humaniter, imparando ad abbracciare le circostanze della vita. In questo modo i rapporti umani diventano meravigliosamente diversi, considerando i singoli esseri non più l'uno contrapposto all'altro, in eterno conflitto, ma parte integrante del mondo. Per fortuna, all'Humaniter, l'esclusione non è di casa”.

  Emanuela Campo (Napoli)

“Credo di essere stata una dei più giovani iscritti. Avevo solo vent'anni. Da allora, stimolata dalla Sig.ra Mary, mi occupo delle attività dei corsi giovani. Amo moltissimo l'Hurnaniter; è davvero stimolante trovarmi in mezzo a tanti ragazzi della mia età. Molti di loro sono diventati dei veri amici. Credo che in fondo questo sia l'aspetto più sincero della nostra fondazione: la possibilità di socializzare, sia durante le lezioni, sia durante le iniziative complementari. In un'epoca in cui si propongono e costruiscono “muri” di ogni genere, fa veramente piacere sapere di poter contare su una realtà come questa".

  Cesare Melgari (Milano)

“Quando, quattro o cinque anni fa, mi presentai all'Humaniter per proporre una mostra, venni colto in contropiede: perché non diventa docente di belle arti? La proposta mi allettò subito. Da una parte venni stregato dalla struttura, dall'altra captai un'aria particolare, una frenesia coinvolgente di tante persone unite per riscoprire la voglia di imparare. Mi piace sacrificare il mio tempo all'Humaniter, perché mi gratifica e mi fa crescere: ci sono persone complete, che hanno alle spalle storie ed esperienze straordinarie, che sono un arricchimento unico nel suo genere. Senti di fare parte di un gruppo che non si trova solo per aggregarsi e socializzare, ma anche per partecipare a iniziative con finalità sociali (il Progetto Monitore, il Teatro per vivere). E poi, cosa c'è di più bello di un posto che permette ai propri iscritti di realizzare i sogni del passato?”.